Vegan Banana Bread – Ricetta

domenica, aprile 22nd, 2018

Quando Roberto lavorava nella piccola lunchroom della cittadina dove abitavamo in Olanda, quando andavo a trovarlo ordinavo sempre il banana bread. Era una versione con molti più ingredienti e molto più costosa da ricreare. Alcuni ingredienti qui sono proprio introvabili, quindi ci siamo dati da fare per creare una versione altrettanto buona, ma molto più facile da ricreare.

Gli ingredienti sono semplici e trovate quasi tutti gli ingredienti in qualsiasi supermercato. Abbiamo provato e riprovato la ricetta finché abbiamo raggiunto la perfetta combinazione (non troppo asciutto, non troppo molliccio, non troppo dolce,..). Ecco qui il risultato:

banana bread

banana bread

banana bread

Vegan Banana Bread
(uno stampo di 20 cm)

125 g farina integrale
125 g farina “00”
5 banane mature
1 sacchetto (16 g) lievito in polvere
200 ml latte di avena
50 g gocce di cioccolato fondente vegan
1 cucchiaio di semi di lino macinati
una manciata di noci
1 cucchiaino di cannella in polvere
1 cucchiaino di zenzero in polvere
1 cucchiaio di sciroppo d’agave

Preriscaldare il forno a 180 °C.
In una ciotola grande versare le due farine, il lievito, i semi di lino, la cannella e lo zenzero, le gocce di cioccolato e le noci e mischiare. Questo è il composto asciutto.
In un’altra ciotola grande, spezzettare quattro delle cinque banane. Schiacciare grossolanamente le banane con l’aiuto di una forchetta o della frusta (vedi video). Aggiungervi il latte di avena e lo sciroppo d’agave. Questo è il composto umido.
Versare il composto umido nel composto asciutto e incorporare mischiando con una forchetta, un cucchiaio o una frusta.
Versare l’impasto in uno stampo da pane o torta precedentemente coperto con carta da forno e livellare.
Tagliare la banana rimasta in metà seguendo la lunghezza e decorarvi la torta (vedi video e foto).
Infornare per 50 minuti. Controllare di tanto in tanto.
Sfornare e lasciare raffreddare prima di servire.



come fare dei vasetti biodegradabili con i rotoli della carta igienica

mercoledì, aprile 11th, 2018

Fare dei piccoli vasetti biodegradabili per seminare le vostre erbe o le piantine da poi trapiantare nell’orto è facilissimo. Bastano dei rotoli di carta igienica (potete usare anche i rotoli di carta da cucina) finiti, delle forbici, della terra e i semi che volete utilizzare.

Io uso questi vasetti per seminare i pomodori. All’inizio li tengo sul balcone di casa, portandoli dentro la sera a causa delle temperature ancora troppo basse. Una volta che la piantina sarà forte abbastanza, la trapianterò nell’orto.

Cominciate col piegare il rotolo a metá seguendo la lunghezza, poi piegate il rotolo nell’altro verso formando un quadrato(vedi foto)

Tagliate il rotolo a metà (vedi foto).

Tagliate i quattro angoli del rotolo per un terzo della lunghezza (circa 2 cm, vedi foto).

Piegate il lembo che avete più vicino a voi verso l’interno del rotolo, poi piegate quello a sinistra, quello sopra, finendo con quella a destra. Quando piegate quest’ultimo fate passare l’angolo superiore del lembo sopra il lembo sopra, mentre infilate l’angolo inferiore del lembo destro sotto quello inferiore. In questo modo i lembi si bloccheranno e staranno fermi e reggerà il peso del terriccio.

I vostri vasetti sono pronti!

 



Il primo trimestre – gravidanza vegana

lunedì, aprile 9th, 2018

Se mi seguite su Instagram, avrete visto che io e Roberto aspettiamo un piccolino o una piccolina. Evviva! Qui sul blog voglio approfondire come sto vivendo questa gravidanza, dal punto di vista nutrizionale, ma anche personale (emotivo e fisico). Se avete domande, non esitate a scrivermi!

Una gravidanza vegana viene vista da molti come recante pericoli, ma vi assicuro che è perfettamente possibile, sicuro, ed estremamente salutare se mamma e papà hanno una conoscenza nutrizionale di base, e hanno approfondito l’argomento nutrizione vegetale.

gravidanza

Bene, passiamo alla mia esperienza personale.

L’inizio.

Ero sicura di essere incinta, ma era troppo presto per un test. Avevo mal di testa, un mal di testa leggero, ma incessante. Ero stanca, troppo stanca. Lo sentivo e pensavo di essere pazza (avevo da poco avuto un aborto spontaneo e teoreticamente era alquanto improbabile che fossi già incinta). Eppure, la mattina dell’8 gennaio l’ennesimo test risultò positivo.

Sintomi.

Mi considero una delle più fortunate, leggendo le esperienze di altre donne su internet. Inizialmente, come ho detto, avevo solo degli interminabili mal di testa, fastidiosi più che dolorosi.

La stanchezza estrema è il primo sintomo forte che ho avuto. Stanca da quando mi svegliavo, nonostante mangiassi equilibrato, integrale e soprattutto.. tanto! Nonostante dormissi dalle 8 alle 10 ore a notte, nonostante non facessi orari strani al lavoro. Ho cominciato ad addormentarmi sul divano verso le 20.30 ogni giorno, e a svegliarmi più tardi che mai, lavoro permettendo. Sono stata stanca per circa due mesi, e verso le 11-13 settimane la stanchezza ha cominciato ad attenuarsi. E ora, per fortuna, sono più energica di prima!

La nausea ha cominciato a farsi sentire verso la fine del primo mese, proprio fino alla fine del terzo. Sentivo nausea tutto il giorno, tutti i giorni, ma non mi lamento, perché non ho mai rimesso e non era cosí terribile da non permettermi di avere una vita normale.

Fame. A differenza di molte altre ragazze, la fame è stata uno dei miei primi sintomi. I primi tre mesi ho mangiato più “schifezze” del solito, anche se comunque mi sono saputa trattenere nei confronti di quel che il mio cervello mi implorava di mangiare. Nonostante la nausea avevo sempre fame, mentre adesso che sono quasi al quinto mese, ho smesso di strafogarmi, mentre leggo di molte altre donne che cominciano proprio ora. Sono fatta al contrario.

Voglie & Ribrezzi

Ho avuto una sola voglia fino ad adesso. Più che bisogno assoluto di mangiare quella cosa, è un continuo pensare “avrei voglia di.. fragole”. Menomale che sono in stagione e ne sto mangiando a tonnellate.
Anche di ribrezzi ne ho avuto solo uno significativo. Persiste ancora adesso, passato il quarto mese: il disgusto nei confronti della cipolla rosolata e del soffritto. Solo a pensarci mi viene il voltastomaco. Oltre a quello, prediligo i cibi freddi, soprattutto le verdure, a quelli caldi. Quando cuciniamo, che sia pasta, sugo, zuppa, riso,.. ho il voltastomaco. Ma questo non mi trattiene dal mangiare, alla fine come gusto mi piace tutto.

Riflessioni.

Prima di rimanere incinta, forse già da quando ero bambina, sognavo come sarebbe stato esserlo (credo di non essere l’unica). Stranamente, per molto tempo, ho anche avuto una specie di paura di, prima o poi, avere un corpo estraneo dentro il mio.
Ma tutto è risultato essere diverso da quel che mi aspettavo: la nausea non era poi cosí terribile, le voglie non sono così irresistibili, ma soprattutto la connessione tra mamma e figlio è unica. Altroché un corpo estraneo, ho dentro il mio amore, il nostro amore, e non vedo l’ora di crescerlo per questi mesi a venire.



Granola a Cioccolato e Cannella – Ricetta

sabato, marzo 3rd, 2018

“Nothing in nature blooms all year long, so don’t expect yourself to do so either”.

Febbraio per me è sempre stato un mese di calma e introspezione. Non trovo molta energia per uscire e andare all’avventura, cosa che solitamente faccio durante il resto dell’anno. In fondo, come in natura, anche noi abbiamo bisogno di staccare la spina ogni tanto, e questo mese mi da la possibilità di fare proprio questo.

Ma è arrivato Marzo, e nonostante si sia presentato portando tanta neve, mi sento fresca, pronta per ricominciare a fotografare e scrivere, a produrre e immaginare. Da ieri piove, così stamattina ho deciso di ricreare una delle mie ricette più classiche e semplici, ma calorose e nutrienti (e golose): la granola a cannella e cioccolato.

Aggiungendo noci e nocciole questa granola diventa deliziosamente invernale e perfetta da gustare in queste mattinate fredde. Potete conservare questa granola per un bel po’ in un barattolo, ma sono sicura che non durerà a lungo.

Granola al Cioccolato (& Cannella)
(per cica 800 gr., vedi foto)

350 gr avena in fiocchi
150 gr noci miste (anacardi, noci, nocciole)
200 gr uvetta
1 cup semi di lino tritati
½ cup olio di cocco (o olio di semi)
30 gr cioccolato puro (vegano)
2 cucchiai cannella
2 cucchiai di cacao in polvere
3 cucchiai sciroppo di agave

Mettete l’uvetta in ammollo per almeno 10 minuti. Scolare e mettere da parto in una ciotola.
Preriscaldate il forno a 160 °C.
Tagliate le noci in pezzetti più piccoli usando un coltello da cucina ben affilato su un tagliere.
In una ciotola grande mischiate i fiocchi di avena, le noci, semi di lino, cannella e cacao.
Se l’olio di cocco non è sciolto a causa della temperatura fredda, mettetelo in un pentolino e fatelo sciogliere, oppure mettete brevemente il contenitore su un termosifone.
A questo punto aggiungete l’olio di cocco e lo sciroppo d’agave al miscuglio e mischiate bene. 

Coprite una teglia abbastanza grande con della carta da forno e versate la granola sulla teglia sparpagliando bene.
Infornate e cercate di controllare ogni 5 minuti per assicurarvi che non si bruci.
Dopo 15 minuti potete aggiungere l’uvetta, che così non si brucerà.
Lasciate cuocere ancora 5 minuti. Nel frattempo tagliate il cioccolato fondente a pezzettini, sempre con un coltello affilato.
Sfornate la teglia e lasciate raffreddare per una decina di minuti. Quando la granola è fredda, aggiungete il cioccolato.
Assicuratevi che sia completamente fredda prima di metterlo in un barattolo, dove o potrete conservare per almeno una settimana.



5 profili vegan Instagram da seguire

giovedì, febbraio 1st, 2018

Il mio social media preferito è indubbiamente Instagram (mi trovate come @theeveningglow). Anni fa ho deciso di non seguire più persone che mi fanno sentire immeritevole, brutta, incapace, o qualunque altra emozione negativa, e devo dire che ciononostante rimangono tantissime persone che condividono foto e storie meravigliose, senza farmi sentire uno schifo. Tante persone che affrontano la vita in maniera  positiva, e il veganismo con tanta felicità e/o condividono il loro stile di vita zero-waste senza giudicare. Ecco, ho deciso di cominciare a condividere con voi alcuni dei miei profili preferiti.

Oggi vi presento i miei profili vegan preferiti, quelli con le foto che mi fanno sognare di luoghi sperduti, di paesi tropicali, di mango, papaya e avocado, di verdura appena raccolta dall’orto, di bambini sani e felici, di movimento e natura. Seguo queste donne (e alcuni uomini) perché mi fanno sentire felice, mi fanno venir voglia di intraprendere cose nuove, e a volte riescono a trasformare una giornata “no” in una giornata okay,  solo attraverso una foto. Anche io vivo in un posto isolato e sperduto, ma completamente diverso dal loro, anche io ho un orto, ma qui crescono verdure diverse, anche io raccolgo e mangio tanta frutta, ma non quella tropicale, ed è questo che non mi fa sentire loro “rivali”, ma più come amiche lontane (tragicamente, con alcune probabilmente non parlerò mai, haha).

Ellen Fisher (@ellenfisher) – Probabilmente verrà nominata in ogni singolo mio articolo su Instagram. E’ la mia musa da mesi (se non anni), mi fa sentire bene, mi tira su di morale, mi ispira e mi da idee geniali! Ellen vive nelle Hawaii, insieme a suo marito Andrew e i loro figli Elvis e Sandy (+ uno in arrivo prestissimo). E’ vegana, le piace stare all’aria aperta e muoversi, ha il proprio orto completo di una compostiera perfetta creata dal marito. E’ attenta agli sprechi e consapevole del fatto che dobbiamo ridurre il nostro impatto sull’ambiente il più possibile. Bene, probabilmente la conoscevate già, se no, andata subito a dare un’occhiata al suo profilo e al suo canale YouTube.

Jessie Snyder (@_faringwell) – Quanto mi mette di buon umore questa ragazza! Quando filma le stories mi mette sempre l’allegria. Spesso “ci porta” con lei al mercato, oppure filma come riorganizza la sua dispensa o come crea una ricetta. La sua cucina è bellissima e super-organizzata: un sogno! E le sue ricette oltre ad essere sane, fanno venire l’acquolina in bocca.

Sammantha Fisher (@sfisherx) – E’ una bravissima e coraggiosissima fotografa. Non ama far vedere il proprio volto, ma da un volto a tutti gli animali che soffrono per finire sui nostri piatti. Spesso visita allevamenti di bovini o suini che andranno a finire al macello, fotografando gli sguardi di quegli esseri innocenti che non vogliono far altro che vivere. Bravissima!

Malin (@goodeatings) – Anche lei mi mette sempre di buon umore. E’ una ragazza molto calma e gentile. Fa delle foto brillanti, piene di profondità e colore. Il suo cibo ti riempie di gioia, perché pieno di colori e super-nutriente.

James Aspey (@jamesaspey) – Da seguire su tutti i social media! Spiega perfettamente perché una persona diventa vegana (e gli altri lo dovrebbero diventare). E’ un esempio per tante persone e riesce a confrontare tranquillamente i più agguerriti carnivori, speso convincendoli della loro ipocrisia. Da quando mio padre ha cominciato a seguirlo su Facebook, si è aperto molto di più al dialogo nei miei confronti al punto da arrivare a dire che ho ragione e che dovremmo tutti essere vegani.

Quali profili vegan mi consigliate di seguire? A proposito, se non mi seguite ancora mi trovate cliccando qui.



Biscotti con gocce di cioccolato vegan

martedì, gennaio 30th, 2018

Quando ho voglia di biscotti preferisco sempre quei bei biscotti con le gocce di cioccolato, preferibilmente più grandi del palmo della mia mano. In Olanda li vendevano in qualche caffè, ma solitamente costavano un occhio della testa, e mi ricordo di averli trovati alcuni fantastici al supermercato qui in Italia da piccola, ma sicuramente non erano vegani. Così alcuni giorni fa mi sono messa all’opera in preda ad un attacco di fame chimica, ed ecco il risultato: dei bei biscotti enormi, pieni zeppi di cioccolato (magari non si vede dalle foto, ma sono praticamente 50% cioccolato). Perfetto, no?

biscotti cioccolato

Biscotti alle gocce di cioccolato 
(ca. 15 pezzi)

2/3 cup zucchero di canna
2 1/2 cup farina bianca tipo “00”
2/3 cup olio di cocco, sciolto
2/3 cup latte di avena non zuccherato
alcune gocce di estratto di vaniglia puro
1/2 cucchiaino bicarbonato di sodio
1 cucchiaino di lievito istantaneo in polvere
un pizzico di sale
ca. 100 g di gocce di cioccolato fondente vegano

Preriscaldate il forno a 180 C.
In una ciotola abbastanza grande mischiate farina, zucchero, bicarbonato, lievito e sale.
In un’altra ciotola versate olio di cocco, latte di avena e l’estratto di vaniglia.
Pian piano incorporate gli ingredienti liquidi a quelli secchi, mischiando con una forchetta, finché si forma un impasto bello compatto e omogeneo. Se l’impasto è troppo asciutto, aggiungete un pochino di latte d’avena. Se, invece, è troppo umido, aggiungete un po’ di farina.
Coprite una teglia con un pezzo di carta da forno.
Fate delle piccole palline di impasto di circa 3 cm di diametro e disponetele ben distanti l’una dall’altra sulla teglia (si scioglieranno, quindi gli serve spazio). Io divido questo impasto in due teglie, per essere sicura non di tocchino i biscotti quando sono cotti.
Infornate per circa 12-15 minuti. Controllate la cottura di tanto in tanto.
Sfornate e fate raffreddare prima di servire.

biscotti cioccolato



Il nostro orto a gennaio

lunedì, gennaio 22nd, 2018

 

DISCLAIMER: Questa è la prima volta che facciamo un orto. Entrambi, fin da piccoli, abbiamo vissuto la vita di campagna insieme ai nostri genitori. Abbiamo visto piantare e raccogliere, seminare e potare. Nonostante ciò, non possiamo dire di essere esperti. Spesso seguiamo le indicazioni degli anziani del paese e spesso ci vengono fatte critiche costruttive, e da loro e piano piano stiamo imparando. Scrivo questo post mensile a mo’ di diario, per vedere come cambiano le cose nei mesi, nelle stagioni e negli anni.

Il nostro orto sta bene. E’ stato innaffiato da abbondanti piogge, forse alcune piantine sono un po’ acciaccate a causa delle grandini, della neve e del gelo di Dicembre, ma qualcosa possiamo raccogliere questo mese.

RACCOLTA

Stamattina sono andata a raccogliere un po’ di cavolo nero. Lo uso nei succhi, insieme a mele, carote, cetrioli e zenzero. Abbiamo anche raccolto i primi cavolfiori. Adesso, a fine Gennaio, stanno crescendo i primi cavolfiori viola e i cavoli romaneschi. Fra poco saranno pronti ad essere raccolti anche loro.
Anche il cavolo verza e i finocchi stanno crescendo e presto saranno pronti, ma credo che se ne parlerà a Febbraio.
Alcune piante, invece, non stanno crescendo molto bene: il cavolo cinese è cresciuto male, più in larghezza che in altezza, gli spinaci sono rimasti piccoli piccoli, e il sedano non vuole crescere.

SEMINA

Circa una settimana fa abbiamo piantato i piselli. Sono già usciti dei piccoli germogli. Credo che fra poco dovremo diradarli, perché sono cresciuti un po’ troppo l’uno vicino all’altro. Fra poco pianteremo l’aglio, ma credo che anche per quello se e parlerà a Febbraio.

COMPOST

Oggi abbiamo cominciato a buttare il nostro compost in un angolo dell’orto, a mo’ di montagnetta. Vogliamo creare una vera e propria compostiera, fatta probabilmente con pallets, per adesso. Sappiamo che al comune possiamo richiedere una compostiera in plastica che ci garantirebbe anche uno sconto sulla tassa sui rifiuti, e forse la richiederemo, ma sinceramente sappiamo già che la riempiremmo in men che non si dica.


Infine voglio sottolineare che ogni orto è diverso dall’altro. Vedo persone che raccolgono cavoli da settimane. Ma so anche che solitamente sono persone che usano molti prodotti chimici per far crescere la verdura. Mentre noi quest’anno non abbiamo usato niente, nemmeno il compost, perché in realtà non eravamo ancora pronti a cominciare a creare un orto, ma lo volevamo così tanto che ci siamo buttati. Spero presto di prenderci la mano e di poter far crescere delle bellissime piante sane!



Perché i vegani non bevono il latte?

venerdì, gennaio 19th, 2018

Me lo chiedevo anche io fino a tre anni fa circa. Mi ricordo esattamente il giorno che mia mamma mi disse “mica avrai mai intenzione di diventare vegana?” (ero vegetariana da alcuni anni) e io le risposi “ma figurati”, pensando “come farei senza formaggio?”. “Chissà come mai i vegani non mangiano il formaggio. Chissà come mai non bevono il latte”. Con questo articolo torno indietro di alcuni anni e rispondo a ogni mia perplessità, e magari anche alle vostre.

La prima domanda che ci dovremmo porre è la seguente: da dove viene il latte? Il latte, come tutti noi sappiamo è creato dalla mucca. Corretto. Ma il latte viene anche creato dalla capra, dall’asino, dalla scimmia, e.. dalla donna.

A cosa serve il latte? Il latte viene prodotto dalla madre (la mamma mucca, la mamma capra, la mamma asino, la mamma scimmia e la mamma umana) per il proprio piccolino appena nato, per nutrirlo e farlo crescere forte e sano. Il latte contiene tutto ciò di cui il piccolo mammifero ha bisogno nel primo stadio della sua vita.

Il latte della mucca, quindi, è il mix perfetto di nutrienti per far crescere forte e sano un vitello dalla nascita, fino a farlo diventare un bestione di centinaia di chili.

Affinché possa finire sulla nostra tavola, nei nostri cereali, oppure nel caffè, il latte ovviamente non deve essere bevuto dal vitello, se no non ne rimane per noi. Quindi il vitellino, momenti dopo la nascita viene allontanato dalla mamma e portato al macello. Sia le mamme mucche, che i vitellini, in questo momento vivono uno shock incredibile. Pensate a come si sentirebbe una donna se le venisse portato via il bambino appena dopo averlo partorito. La mamma piange per giorni e torna spesso nel luogo dove ha visto per l’ultima volta il suo piccolo.

Il vitello maschio viene immediatamente portato al macello, dove verrà ucciso a pochi giorni dalla nascita. La femmina, invece, farà la stessa fine della madre. Verrà messa incinta in modo crudele, da un macchinario che viene inserito all’interno della vagina della mucca in maniera violenta, per poi vedere il suo piccolo allontanato subito dopo la nascita. Produrrà latte finché, stremata, morirà.

Quando scoprii questa realtà che adesso mi sembra così logica, rimasi stupita. Come avevo fatto a non pensare che la mucca produce il latte per il vitello? Poi ho visto dei video strazianti, ma veri, che mostrano la pura realtà del fatti.

Dopo 5-7 anni le mucche sono stremate dallo sfruttamento che hanno subito e vengono portate al macello. Queste mucche in natura vivrebbero fino a 25-30 anni.

Dal punto di vista nutrizionale mi basta dire che il latte è un alimento che esiste per il vitello e che lo fa crescere forte e robusto a partire dalla nascita, quando pesa un paio di centinaia di chili, fino all’età adulta, quando si trasforma (grazie al latte) in un bestione di una tonnellata. Preferisco, quindi, bere delle alternative vegetali che non portano con sé ormoni della crescita fatti per un vitello.

Ci sono tantissime alternative facilmente reperibili nel supermercati. Il mio preferito è il latte di avena, seguito da quello di farro. Ma ci sono anche latte di soja, di riso, di kamut, .. Se volete li trovate anche nelle varianti al cioccolato, alla vaniglia, al caffè,..

Per il formaggio, invece, potete usare il lievito alimentare come un’alternativa sulla pasta e come insaporitore (il gusto non è proprio uguale). Mentre potete fare i formaggi vegetali a casa vostra, a base di tofu e anacardi, ad esempio. Ma siamo onesti, in fondo anche senza queste alternative, senza formaggio non si muore (ricordo che il formaggio crea dipendenza a causa della caseomorfina contenuta nello stesso, quindi all’inizio magari crederai di morire, ma non succedera).

Il burro puó essere sostituito con l’olio di cocco, l’olio di semi, l’avocado e, seppur non la mia scelta preferita, la margarina.

Spero che questo articolo vi dia uno sguardo nel mondo che vedo. Il consumo di latte e derivati porta con sé la stessa sofferenza dell’uccisione degli animali per la carne. Non ha alcun senso quindi (anche se l’ho pensato per anni), smettere di mangiare carne e pesce, ma ostinarsi a bere il latte e mangiare il formaggio, per quanto possa essere considerato buono. Non ne vale la pena.



Buddha Bowl – Cos’è, idee e una ricetta

mercoledì, gennaio 17th, 2018

Buddha bowl

I buddah bowls, letteralmente “ciotola di Buddah”, sono un pasto completo servito appunto in una ciotola, composta solitamente da un mix di verdure, legumi, grani, semi, noci, ecc. Catapultano la mia immaginazione in un paese tropicale. Forse perché in viaggio li ho mangiati spesso e dopo una giornata all’avventura un piatto così perfettamente sano e completo era esattamente ciò che ci voleva, o forse perché hanno origine proprio dall’oriente.

In questa “bowl” potete combinare un po’ di tutto, io cerco sempre di combinare un ingrediente di ogni categoria nominata qui sopra (verdure, cereali, legumi, semi e noci), e poi spesso ci aggiungo una salsa (che molte volte non è altro che yogurt di soja naturale). Ecco un paio di esempi:

  • Riso integrale, zucca, cetriolo, fagioli rossi (kidney), semi di girasole, yogurt di soja.
  • Quinoa, zucchine, carote, lenticchie, semi di zucca, salsa di tahini e lime.
  • Cous Cous, pomodorini, tempeh, avocado, noci, basilico, salsa tsatsiki vegana.

La ricetta che condivido oggi è una versione invernale, con bietole e ceci, finocchio e patate. E’ semplicissima da fare, vi spiegheró qui sotto il procedimento di ogni ingrediente.

TEMPEH

Taglia il tempeh a fettine. Metti le fette in un piatto fondo. Versa un po’ di aceto balsamico sul tempeh, facendo sì che siano bel bagnate, condisci con un po’ di curry e pepe e lascia riposare per almeno 5 minuti. Gira il tempeh e lascia marinare anche l’altra parte per altri 5 minuti. Metti una padella antiaderente su un fuoco medio e mettici le fettine di tempeh versando anche il “sughetto” della marinatura. Aspetta finché il tempeh sia ben colorato e quasi bruciacchiato poi gira le fette facendo cuocere anche l’altra parte.

COUS COUS

Versa un bicchiere di acqua in un pentolino e porta ad ebollizione con un pizzico di sale.
In una ciotola versa un bicchiere di cous cous. Versa L’acqua nella ciotola sgranando con una forchetta. Aggiungo un filo d’olio e copri per cinque minuti.

BIETOLE E CECI

Salta le bietole (fresche o congelate) in padella con un po’ di olio EVO, cipolla, aglio, sale e pepe. Quando sono quasi del tutto morbide aggiungi una scatola di ceci scolati.

FINOCCHIO AL FORNO

Semplicemente lava un finocchio e taglialo a fette. Preriscalda il forno a 180 °C. Metti della carta da forno su una teglia, metti le fette di finocchio sulla teglia e cospargi con un filo d’olio, sale e pepe. Inforna per circa 25 minuti, finché i lati del finocchio iniziano a scurirsi.

PATATE AL FORNO

Potete fare le patate in contemporanea al finocchio. Preriscalda il forno a 180 °C. Taglia le patate in dadi o fettine e mettile in una ciotola grande. Cospargi di olio EVO, sale e pepe e mischia bene. Inforna per circa 35-40 minuti.

CAROTE

Le carote vanno solo lavate e grattugiate. Se vuoi puoi condirle con un po’ di aceto balsamico, limone e olio.

 

Buddha bowl

Buddha bowl



Come mangiare vegano in viaggio

mercoledì, gennaio 10th, 2018

(questo articolo è stato scritto alcuni mesi fa, mentre viaggiavo nel Sud-Est asiatico per circa tre mesi)

Scrivo questo articolo dal letto della nostra capanna in Cambogia. Oggi marchia il quarantacinquesimo giorno del nostro viaggio in Asia. Ognuno di questi 45 giorni ho mangiato vegano, tre volte al giorno, senza alcun intoppo (o quasi*). In questo articolo vi spiego come ho fatto a mangiare vegano on-the-go, senza troppo impegno, in un viaggio attraverso India, Vietnam e Cambogia.

• Prima di partire mi sono informata su usi e costumi del posto; quali sono i piatti tipici? Quali le bevande consumate più frequentemente? Tra questi ci sono delle scelte vegane?

Così ho scoperto che in India tantissimi piatti sono vegetariani, ma attenti al ghee (burro chiarificato) che viene utilizzato in molti piatti; in Vietnam sono amanti della carne, inclusi cani e coccodrilli (purtroppo ho visto entrambe, più volte, sul barbecue); e in Cambogia vanno matti per la salsa di pesce. Ma per fortuna vengono serviti spesso anche involtini freschi e zuppe con le verdure buonissime.

• Dopo essermi informata su usi e costumi, ho cominciato a studiare le parole chiave che mi sarebbero servite nella lingua locale. Così ho imparato che “thit” significa “carne” in vietnamita, “bo” significa “mucca” e “ga” è il pollo; così i locali che vendevano solamente Pho Bo e Pho Ga li evitavo, mentre quando veniva pubblicizzata una Pho Rau (che è un zuppa di verdure) mi fiondavo ad ordinare. Ovviamente non ho passato ore dietro ai libri per imparare queste parole, e si imparano facilmente anche mentre viaggi e sei sul posto, ma è molto utile avere in mente a grandi linee cosa offrono in un ristorante, soprattutto se uno di quelli a bordo strada, dove ti siedi coi locals.

Happy Cow, un sito e un’applicazione gratuita che uso ogni volta che arrivo in una città nuova (ho descritto come funzione ancora più approfonditamente in questo post). Nell’applicazione puoi inserire la città nella quale sei arrivato (o che pensi di visitare) e ti mostrerà tutti i posti nei quali potrai mangiare vegano, incluse foto, indicazioni stradali, recensioni di altri vegani/vegetariani, ecc. Inoltre puoi filtrare e cercare ristoranti esclusivamente vegani, vegetariani, oppure ristoranti che servono anche piatti vegani, insieme al loro menu di carne o pesce. Da poco ho visto comparire anche sempre più hotel e negozi. Consiglio di scaricarlo a tutti, anche perché è bello esplorare e trovare locali dove lavorano persone che la pensano come te.

Ogni volta che mangio in un ristorante lascio una recensione e a volte pubblico delle foto nell’applicazione, in modo da semplificare la vita ad altri vegani alla ricerca di un buon pasto.

Frutta! Anche nei posti più sperduti, troverete sempre la frutta nei mercati di paese. Sempre meglio averne a disposizione troppa che troppo poca. Così compro banane, angurie, mango, pitaya e frutti della passione,.. costano poco e sono il mio fast-food preferito. Importante soprattutto per i lunghi viaggi in treno o autobus, dove l’unica scelta vegana solitamente sono Oreo e patatine. All’inizio del viaggio ho comprato un grande contenitore di plastica e un coltello, così la sera prima di partire sbuccio e taglio a pezzetti la frutta per il giorno dopo.

• Forse la soluzione più facile: chiedere. Quasi tutti i ristoranti hanno un lungo menu con mille piatti diversi, spesso almeno uno o due sono vegetariani. Chiedi chiaramente quel che vuoi, ad esempio, un riso con le verdure senza uovo, oppure una baguette con la marmellata senza il burro. Nella maggior parte delle occasioni il personale capisce al volo, oppure capisce dopo aver ripetuto alcune volte. A volte ne escono delle brevi conversazioni molto simpatiche (“No meat? No fish? No egg? * inserisci risata semi-imbarazzata e incredula *).

Spero che questi miei consigli vi aiutino a partire più tranquilli e sicuri di poter mangiare vegano ovunque. Menomale che sempre più persone conoscono lo stile di vita vegano; penso che parlandone in viaggio possiate spargere la voce ancora di più, nonostante a volte verrete accolti da facce meravigliate. Godetevi in viaggio!

*Quali sono stati questi intoppi?

Sono state poche le volte che pur ordinando qualcosa di apparentemente vegano, mi è stato servito qualcosa contente latte, burro o uova. Si contano sulle dita di una mano, le posso elencare qui di seguito per darvi un’idea delle pochissime volte che in questi 45 giorni ho avuto una leggera difficoltà a ordinare vegano.

• Purtroppo più volte ho ordinato pane e marmellata (e insalata di frutta) per colazione e il pane era stato inzuppato leggermente nel burro o nell’uovo.

• Una volta abbiamo prenotato in un hotel dove la colazione era compresa, ma non c’era nessuna scelta vegana. Ho provato a chiedere un pezzo di pane con la marmellata, ma hanno rifiutato, perché, dicevano, non c’era niente oltre a quel che era elencato nel menu (tanti tipi di uova e tanti tipi di carne).

•  Ordinando un succo spremuto fresco una volta è stato aggiunto dello yogurt.




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